giovedì 2 febbraio 2017

LA SHOAH A FUMETTI: 9 OPERE PER RIFLETTERE.

Non è mai facile parlare di Shoah. Dopo oltre settant'anni sembra ancora troppo vicina e si rischia di cadere sul patetico fin troppo facilmente, oppure soffermarsi troppo sulle atrocità commesse dai nazisti e i loro fiancheggiatori.
In questa introduzione mi limiterò a specificare che le scelte fatte sono frutto delle mie letture nel corso degli anni e, come tutte le scelte sono soggettive e potreste non condividerle.

MAUS di Art Sipegelman

Il capolavoro assoluto sull'argomento.
I figli dei sopravvissuti alla Shoah si sono ritrovati a confrontarsi con la tragedia vissuta dai loro genitori: Art Spiegelman ha deciso di affrontare la cosa realizzando un’opera narrativa di grande impatto.
In breve, la storia racconta la vita di Vladek, padre di Art, durante il periodo di occupazione nazista in Polonia: dai giorni felici a Sosnowiec, alla deportazione ad Auschwitz. Tutta la storia è riprodotta con un’accuratezza storica molto attenta, ma l’autore si è concentrato soprattutto sul lato umano dei personaggi: lo stesso Vladek viene ritratto con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Non c’è un eroe che sopravvive e ha la meglio sui suoi aguzzini, ma un uomo normale che si ritrova in situazione in cui l’unica opzione è sopravvivere a qualsiasi costo.


AUSCHWITZ di Pascal Croci

Di tutte le opere, quella di Pascal Croci è, a mio parere, quella meno riuscita: gli stessi disegni non entusiasmano e la storia è troppo “didattica”. Kazik, il protagonista si trova nella Bosnia del 1993, durante la guerra dei Balcani. La memoria viaggia indietro ai suoi giorni di prigionia nel campo di Auschwitz, con la famiglia fino alla liberazione. Il libro si chiude con l’uccisione dell’anziano Kazik e della moglie da parte di una pattuglia di militari.





LA PORTA DI SION di Walter Chendi

Ambientato nella Trieste del 1938, racconta la storia del giovane Jacob che, a causa dell’approvazione delle leggi razziali decide di lasciare l’Italia per la Palestina. Sarà un Storia molto bella, scritta con cura e precisione storica. Sarà un viaggio di formazione sentimentale sospeso tra la speranza di una terra promessa e la paura di restare in una nazione che potrebbe non accettarlo più. L’autore riesce ad affrontare l’argomento Shoah senza entrare nei campi di concentramento. L’altra protagonista è la città di Trieste, dove esisteva una delle comunità ebraiche più numerose e radicate d'Italia e punto di passaggio per i tanti ebrei che, in fuga dai paesi europei, si imbarcano per l'ultima parte del viaggio verso la Palestina.

LA SECONDA GENERAZIONE di Michel Kichka

Una storia che racconta del peso della memoria che i figli dei sopravvissuti hanno dovuto sopportare. L’argomento si ricollega in parte al rapporto tra Spiegelman e il padre Vladek e ribadisce il fatto che percorso della salvezza non implica necessariamente un’educazione all'amore. Il padre di Michel, Henri è un personaggio di una certa fama che racconta la sua esperienza di deportato e accompagna le scolaresche in visita nei campi di concentramento. Non ha mai fatto lo stesso con la propria famiglia, con la quale ha un atteggiamento fatto di battute e a cui non ha mai raccontato la sua tragedia. Il suicidio del fratello minore di Michel scatena nel padre un fiume di ricordi che danno l’impressione di una giustificazione nei confronti della famiglia,

ESPERANTO di Otto Gabos

Opera complessa, che a una prima lettura può sembrare l’ennesimo racconto distopico, Esperanto si rivela una lettura originale.
Esperantia è una sorta di città stato. Per scongiurare l’ennesimo conflitto, viene deciso che l’equilibro tra le potenze venga gestito tramite il gioco: giunta sull'orlo della guerra civile, la catastrofe viene evitata grazie alla creazione delle case da gioco.
Altra caratteristica di Esperantia sono le industrie, e, in una di queste, a capo della sicurezza, troviamo Muntzen, il quale pianifica un colpo di Stato.
A cambiare gli equilibri, arriva Bemporad, personaggio dalle origini misteriose, che propone un gioco di simulazione militare chiamato “La Seconda Guerra Mondiale”, che ha come simbolo una svastica.”. Una volta pubblicato, il gioco raccoglie un successo enorme.
Durante la lettura si scoprirà che sia Muntze che Bemporad provengono dal nostro universo e sono fuggiti da un campo di concentramento nazista, prima dell’arrivo delle forze armate sovietiche. Muntzen era un gerarca nazista, Bemporad un ebreo internato, la cui conoscenza del misticismo ebraico, ha permesso a entrambi di fuggire verso una realtà parallela. Ad Esperantia, Muntzen tenta di riproporsi nelle vesti di un nuovo Fuhrer, mentre Bemporad, cercherà di impedire il ripetersi della tragedia vissuta.
Pur non essendo un’opera sulla Shoah in senso stretto, Esperanto nasce da una riflessione sulla possibilità che essa si ripeta (e la guerra nella ex Yugoslavia lo ha dimostrato) e sul fatto che entrambi, vittime e carnefici, nonostante siano passati così tanti anni rimarranno legati al proprio ruolo.

MAGNETO: TESTAMENTO di Greg Pak, Carmine Di Giandomenico

Il mio nome è Max Eisenhardt.
Sono stato un Superkommando ad Auschwitz per quasi due anni. Ho visto migliaia di uomini, donne e bambini camminare incontro alla morte. Ho portato fuori i loro corpi dalle camere a gas. Ho estratto loro i denti, cosicché i tedeschi potessero prendere l'oro. Li ho portati ai forni, dove ho imparato a disporre insieme i corpi di un bambino e di un vecchio perché bruciassero meglio. Ho visto i miei compagni sepolti vivi da una montagna di cadaveri putrefatti. Ho visto migliaia di persone assassinate bruciare in giganteschi pozzi esterni. Ho visto morire con i miei occhi almeno un quarto di milione di esseri umani.
Magneto è uno dei personaggi più affascinanti che la Marvel ha creato: se nelle prime apparizioni era un semplice cattivo che si opponeva agli X-Men, con Chris Claremont è stato trasformato in un uomo complesso. La sua storia, fatta di perdite affettive dovute all'odio umano, lo hanno trasformato in uno spietato salvatore della razza mutante attraverso la dominazione del mondo.
In questo volume Greg Pak e Carmine di Giandomenico, ci raccontano del giovane Max Eisenhardt, diverso in quanto ebreo, ancor prima che mutante, il quale vive sulla sua pelle le persecuzioni naziste, fino all'internamento ad Auschwitz. Max che poi diverrà Magneto è utilizzato come coscienza collettiva, come strumento narrativo. Il potente mutante rimane in secondo piano, e fa capolino raramente, mentre il ragazzo è lì, a ricordarci cosa voleva dire essere ebreo durante il nazismo.
Rimane il fatto che nonostante le sue esperienze, Magneto si sia trasformato da vittima a carnefice, non esitando a sacrificare innocenti e in nome della preservazione della razza superiore.

IL COMPLOTTO di Will Eisner

Uscito postumo in Italia, “Il complotto” non è un volume di finzione, bensì la storia documentata di una delle invenzioni più perverse mai create: i Protocolli dei Savi di Sion. Questi documenti proverebbero un piano sionista per la conquista e il dominio del mondo. Nonostante sia stata accertata la loro falsità, in molte parti del mondo, compreso quello occidentale, vengono utilizzati ancora oggi come prova per giustificare teorie antisemitiche da parte di gruppi di estrema destra e estremisti islamici.
Da studioso di quella che lui chiamava graphic novel, utilizza il linguaggio fumetto per raccontare una storia a tratti incredibile anche a chi pensava che fosse roba per ragazzi. 
Il punto di partenza di Eisner è semplice, ma con solide basi: la consapevolezza del pregiudizio verso la religione e cultura ebraica.
“Ogni volta che a un gruppo di persone si insegna ad odiarne un altro, si inventa una menzogna per fomentare l’odio e giustificare un complotto”. Un punto di vista chiaro confortato, nella prefazione del volume da Umberto Eco che ci svela come la creazione dei Protocolli sia opera del servizio segreto dello Zar Nicola II, per giustificare la persecuzione degli ebrei in Russia.

LA STELLA DI ESHTER di Eric Heuvel, Ruud van der Rol, Lies Schippers

Nata come opera didattica per le scuole tedesche, “La stella di Eshter”, lascia poco alla libertà degli autori, ma rimane vincolata a una ricostruzione storica da cui i ragazzi possano partire per poi approfondire.
Il titolo originale, “De zoektocht” (La ricerca) esprime bene questo concetto. La protagonista, Eshter, pur essendo una testimone e una vittima, possiede una visione parziale, così come i giovani lettori, essendo fuggita dalla Germania nel 1938. Il suo ricordo è parziale e decide, accompagnata dalla famiglia del figlio, e di un amico del nipote, di partire alla ricerca di coloro che sono rimasti indietro.
Non avendo partecipato agli eventi, il gruppo può solo ricostruirli trasmetterli alle generazioni future.

L’UOMO CHE SCOPRI’ L’OLOCAUSTO di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso

Jan Kozielewski (1914-2000) è stato molte cose: un sottufficiale polacco, un uomo della resistenza, un prigioniero politico, una spia alleata. Ma soprattutto è stato testimone degli orrori nei lager nazisti. Come tale ha da subito denunciato tanto le condotte dell’esercito tedesco, quanto quelle dei sovietici, alleatisi nell'ultima parte della guerra con le forze angloamericane. Ma, soprattutto, ha cercato di raccontare cosa accadeva nei campi di concentramento. Sfortunatamente il suo racconto si è fermato davanti all'indifferenza dei paesi alleati nei confronti dello sterminio di milioni di ebrei in Europa. L’atteggiamento degli Alleati ha contribuito a rendere ancora più drammatico il numero dei morti.
Quella di Jan Karski è una storia che per ragioni politiche è sempre stata tenuta in secondo piano e che non ha avuto l’importanza che meritava. Tra i meriti di questo volume c’è quello di riportarla alla luce dando i giusti meriti a un eroe dimenticato.

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